Impalamento di Mario Monti

Allora, seguitemi un attimo.

Immaginate che per strada un laureato che ha fatto non una non due, ma magari tre o quattro gavette (università, lavoro estivo, altro lavoro, altro lavoro…), incontri Mario Monti.

Immaginate che questo laureato sia attualmente disoccupato.

Immaginate che abbia, chessò, 32 o 33 anni.

Immaginate che la migliore proposta di lavoro ricevuta nell’ultimo mese sia stato un contrattone di 2 mesi per fare il portalettere, e immaginate che abbia trovato umiliante non il lavoro, ma il non poter mettere in pratica tutte le competenze relative alle varie gavette, e la certezza che dopo 2 mesi sarebbe stato sostituito non da un ex bambino che si porta dietro la passione di fare il postino, ma da un altro variamente-qualificato come lui.

Immaginate che questo giovane sia uno che si immagina, e si sia sentito addosso tutta la frustrazione futura di acquisire altre competenze ogni mattina, sapendo che dopo pochi giorni quelle competenze sarebbero andate ad appesantire il carico di quelle inutili e inutilizzate, e che ogni giorno non sarebbe servito a stringere relazioni umane, creare piccole abitudini o sviluppare abilità e miglioramenti, ma solo a portare a casa qualche soldo.

Immaginate che questo giovane sia andato a vivere per conto proprio un anno prima, ma che da poco sia dovuto ritornare sotto il tetto parentale perché il contratto di prova del precedente impiego non gli è stato rinnovato – non per negligenza, non perché qualcosa è andato storto: ma perché si può per legge e ormai, quasi, per senso comune, e perché ad altri conviene.

Immaginate che il giovane sia una persona normale, piuttosto intelligente, piuttosto buona, e che non gliene freghi un cazzo di guadagnare 10.000 € al mese, di comandare 10 sottoposti, di scalare le gerarchie…Immaginate che gliene freghi di farsi una vita decente fra persone che si fanno una vita decente.

Immaginate che il ragazzo si senta chiedere da 5 anni “sacrifici” da gente che non ha mai avuto una crisi di panico per le bollette da pagare, e i “sacrifici” la stessa gente li chiede anche ai suoi genitori, che lavorano da quando han 14 anni e l’han “mandato all’università” sperando che facesse una vita meno di merda della loro.

Immaginate che questo giovane sia pure in coppia, e che veda la ragazza solo in casa dei genitori e non sempre, perché non sempre i rispettivi genitori han voglia di avere una coppietta per casa.

Immaginate che pure lei passi da un contratto di due mesi, a otto mesi di disoccupazione, a un contratto di due mesi. Immaginate il suo utero che, al di là della volontà della coppia di avere figli o meno, invecchia non interpellato – come potrebbero interpellarlo, se hanno un contratto di 4 mesi in due?

Immaginate che il ragazzo ne abbia i coglioni quasi pieni, di tutto ciò.

Anche perché non è cieco, e vede accanto al suo “tutto ciò” migliaia, milioni di altri “tutto ciò” uguali al suo.

E, anche, alcuni “tutto ciò” radicalmente e non casualmente opposti.

Ad esempio, non ne può davvero più di tutti i marketing-sboroni laccati pieni di sé e pieni di soldi a spese di gente che inculano – e a lui non è che freghi dei soldi, no, non vuole quello che hanno loro: vuole che quello che loro tolgono dalla bocca della gente nella merda, con consulenze del cazzo macchinoni del cazzo raccomandazioni del cazzo intrallazzi del cazzo, torni sulla tavola della gente. Perché per il ragazzo è impossibile non capire che l’eccesso, il lusso, la sboronaggine del decerebrato figlio di papà piazzato, chessò, nella banca del padre, deriva dal “fottimento” dell’operaio che lavora 8 ore al giorno per 1.000€ o meno, arrancando anche per pagare gli interessi sul mutuo che la banca del papà gli eleva fino al limite dell’usura. E l’operaio a 1000€, il papà banchiere e il figlio di papà lo chiamano “privilegiato”: ha le ferie, la pensione, la malattia!

Il ragazzo, immaginate, ne ha le palle piene anche dei sobri signori/signore rispettabili, che non si alterano mai, e che ai racconti delle sue disavventure oppongono sempre un “ma”: “ma sei troppo poco aggressivo”, “ma non sei umile, adattati a un lavoro qualsiasi, sì anche per poco tempo che fai gavetta, esperienza e sali di grado”, “ma sei tu che non ha iniziativa”, “ma sei tu che non ti lanci”, “ma vedrai che trovi, è che sei pessimista”, “ma perché non scavalchi quell’altro tizio”, “ma è che sei viziato e allora non ti adatti”…

Ecco, immaginate che Monti gli dica: “Che monotonia il posto fisso! I giovani si abituino a cambiare!”

Se, nell’ordine o a scelta:

A- Il ragazzo, razionalmente e lucidamente, spaccasse la vetrina dell’azienda che continua a macinare giovani-in-prova;

B- Il ragazzo, razionalmente e lucidamente, cominciasse a prendere un muro a craniate fino a stramazzare al suolo;

C- Il ragazzo, razionalmente e lucidamente, iniziasse a invocare una rivolta mondiale che bruci Monti e tutti quelli che chiamano flessibilità non contratti annuali, ma settimanali o mensili;

D- Il ragazzo, razionalmente e lucidamente, prendesse un palo e diveltolo lo ficcasse in culo a Monti;

…riterreste si tratti di azioni inspiegabili, immotivate, incomprensibili?

Vi stupireste perché voi credevate che il mondo fosse il girotondo della manifestazione per la pace?

Direste che il ragazzo è un solitario stronzo e continuereste a bere il caffé e a parlare di letteratura/moda/sport/solidarietà?

Chiamereste “La Repubblica” per denunciare di aver visto un black block pronto per essere sbattuto in prima pagina?

Su dai, rispondetemi, perché a me piace cambiare, cambio gusti gastronomici una volta l’anno, cambio le giacche quando si rompono o proprio mi fan cagare, cambio idea sulla mia vita molto spesso, sugli amici raramente, ma capita, non ho mai cambiato la mia città preferita, non cambio i due tre valori per me essenziali per non essere proprio delle merde nella vita.

E cambierei anche vita, cacchio se la cambierei!, ma magari dopo essermene prima fatta una, sennò che cazzo cambio?

E vaffanculo la mia vita non la cambierei ogni giorno, ogni due mesi, e con in mezzo un baratro di depressione e nulla, perché la mia vita la voglio dignitosa, calata fra gli uomini, negli spazi, nelle relazioni, nelle possibilità di intervenire. E perché per le persone normali il lavoro va fatto bene, con una certa passione e cura, perché fare un lavoro alla cazzo, come non può che farlo uno che è chiamato a svolgerlo per due mesi, porta a sentirsi una merda, se t’importa delle persone, del senso della cosa stessa che fai.

Chi chiama flessibilità questo schifo non sa che razza di rabbia rischi di provocare in persone pacate e fortunate, IMMAGINATEVI in persone innervosite da una vita ben più avara di reti di salvataggio e prodiga di emergenze.

Mario Monti, monotona è la disperazione, monotona è la mancanza di possibilità, monotono è svegliarsi con l’angoscia, monotoni sono i tuoi discorsi vecchi come questo modello di società che marcisce.

Ma non sarà monotono ciò che succederà, il cambiamento che invece di governare e indirizzare pacificamente, e sarebbe il vostro compito, state contrastando, esacerbando le ingiustizie e le violenze. Non sarà monotono ciò che vi travolgerà.

Flessibile

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