L’enfer, c’est les maisons!

Oggi sto provando un’emozione fortissima, di quelle che si “subiscono” solo in occasione di grandi eventi.

Si tratta di un’emozione molto negativa: forte delusione, tristezza tale da non riuscire a farsene una ragione. Del tipo, perdonatemi e prendete il paragone con le pinze, di quando muore qualcuno a cui vuoi bene all’improvviso e non sai da che parte girare la cosa, le implicazioni, il tuo stesso sentirti male, che un po’ vuoi vivere, giustificare, capire, un po’ allontanare. Perché “non è possibile”, “ma proprio a me”, “ma vaff****!”.

Il fatto da cui mi deriva questa emozione è, invece, davvero infimo rispetto ad un lutto: avrei dovuto visitare un appartamento da affittare, ma ho ricevuto un messaggio dall’agenzia che mi comunicava l’annullamento. L’appartamento è già stato affittato.

Si trattava di un appartamento che “seguivo” negli annunci da anni, ma che era libero sempre al momento sbagliato – quando non ero ancora pronta a trasferirmi, o quando l’avevo già fatto. E invece stavolta sono pronta, libera, è il momento, il budget c’è, prendo appuntamento il prima possibile…ehhhhNO, affittata. Continua a leggere

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Sinistra e nazionalismo: una riflessione americana

Dopo aver incrociato questo articolo, ho ordinato in libreria il testo di Rorty Una sinistra per il prossimo secolo, e ne ho ricavato un’impressione fortemente contrastata.

Da un lato, il richiamo al pragmatismo come speranza (e non come cinismo opposto all’idealismo o  all’utopia), il collegamento necessario fra politiche “di sinistra” e dimensione nazionale, ma anche la scoperta della storia della sinistra americana, che noi “europei” trascuriamo carichi come siamo della nostra, di storia, mi ha entusiasmato. Dall’altro, la liquidazione totale, leggerissima e noncurante, di Marx e di tutta la sua eredità, non può che contrariare non dico un marxista, ma qualsiasi persona di buonsenso.

Tuttavia, perché ognuno si faccia una propria idea, ho provato a estrapolare un filo rosso della riflessione di Rorty, e della prefazione di Vattimo.

Buona lettura.

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Limiti, cioè libertà

In  questi giorni mi frulla in testa un pensiero: “Realtà. C’è un disperato bisogno di realtà”.
 
Rispetto a partiti politici, giornali, “maîtres penser”, pubblicità che ci parlano di “non avere limiti” (ma noi ABBIAMO limiti), e di bambini che, se nessuno glielo dicesse, non penserebbero che “i serpenti non sono pericolosi e i pesci rossi non parlano” (ma dannazione, i serpenti SONO pericolosi e i pesci rossi NON parlano!), rivendico, disperatamente, il reale.
 

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“New Journalism”: una critica

In occasione di un corso universitario di “Storia del Giornalismo”, ho scritto una piccola tesi, che esporrò su richiesta della docente, la professoressa Bertagna, agli studenti del Master in Editoria e Giornalismo, a Verona.

Si tratta di una critica piuttosto radicale del testo “New Journalism” di Marco Pratellesi, partendo dalla quale provo a proporre un modello alternativo di giornalismo contemporaneo prendendo spunto anche dalla mia esperienza, in occasione dell’articolo su Christo e The Floating Piers.

Per chi è interessato, qui sotto posto il PDF e copio il testo della tesina.

Buona lettura!

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Non è un 2+2

Lo sapevo che prima o poi la subdola fregatura, il “clic” dell’asservimento finale sarebbe scattato, e il processo di annientamento di ogni pensiero critico sarebbe stato portato a compimento. Dopo anni di slittamento, di banalizzazione, oggi finalmente ho sentito abbinare esplicitamente il sintagma “rischio di nazifascismo” a quello “contestazione delle istituzioni europee”.
Ora. E’ ovvio che rigurgiti fascisti e nazisti ce ne siano. E mi sembra altrettanto ovvio che connotare qualsiasi cosa come “rischio nazifascista” non aiuti affatto a identificare e combattere proprio questo rischio.
Ma secondariamente c’è un rischio ben maggiore, che pare non passare per la testa che a pochi, o ancora peggio pare che, se passa per la testa di molti altri, sia troppo destabilizzante per chi ci pensa (e allora venga messo via, così, a lato della realtà).

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Ancora, Camus!

Un amico, qualche tempo fa, mi chiese un’opinione per una lezione: l’argomento era “il razzismo / non razzismo di Camus”.
Questo mi ha portato a riflettere ancora sull’autore che scelsi di approfondire nella mia tesi specialistica, colpita com’ero stata da “L’Etranger”.
E questa, per i camusofili, camusofobi e in generale i curiosi, è la mia risposta: Continua a leggere

Abbasso i turisti: viva i viaggiatori!

Sto guardando: Teorema Venezia. E la vecchia che chiama, indistintamente, tutti i turisti “I BARBARI”, è il mio nuovo idolo.
Si fottano i turisti.
Andare in un altro posto dovrebbe restare scomodo, disagevole – andare in un altro posto dovrebbe restare un viaggio, che fa solo chi ha voglia di giocare con altre regole, di tacere e ascoltare, non una vacanza per sedicenti VIP falliti desiderosi solo di brillare, di immortalarsi, di riempire di sé un altro luogo.
Sì, è giusto pure che la gente ti tratti male, con modi bruschi se sono i suoi modi, o ti pigli per il cu*o costantemente, ti faccia sentire l’ultimo co*****e come a Roma.
Perché è quello che sei, qualsiasi sia la quantità dei soldi che sborserai: un barbaro, uno che di quel posto, di quella gente, non sa nulla.
E che se proprio ci vuole entrare, deve pulirsi le scarpe prima, passare facendo il meno casino e dando il meno disturbo possibili, ringraziando dopo.

Una stanza tutta per noi

Una stanza tutta per sé è un testo che avevo sul comodino da anni – chissà, magari ho esitato tanto per una forma di vergogna, visto che di Virginia Woolf lessi solo, a 8 o 9 anni e senza capirne molto, Orlando.

Ma ora l’ho letto, e l’ho trovato, per molti aspetti, fondamentale.

Buona parte di questa impressione è senza dubbio personale, perché questo saggio famosissimo parla di donne e romanzo, ed ha risposto o mi ha aiutato a elaborare risposte ad un bel po’ di domande o riflessioni che in tutti questi anni mi erano girate in testa.

La prima domanda, a dire la verità, io non me l’ero mai posta, ma al contrario mi è stata rivolta a tutte le presentazioni del mio romanzo. Ossia: perché nel tuo romanzo le voci narranti sono tutte maschili?

Risposta: …ehm…altre domande?

Ma il saggio della Wolf è così interessante che, come faccio spesso, vorrei percorrerlo in ordine, attraverso citazioni più o meno lunghe, mentre provo a scrivere che ne penso (in particolare sviluppando le conseguenze che le sue riflessioni hanno, oggi, per le scrittrici e per la loro sfera affettiva).

In questo modo, gli sconsiderati che non han voglia di leggersi tutto il testo potranno almeno farsene un’idea, e ragionare sui temi che Virginia Wolf articola…e magari, agli sconsiderati benintenzionati come me, che fino ai 30 e passa anni hanno tenuto il libro sul comodino, farò finalmente venire l’ispirazione per aprirlo.

Buona lettura! Continua a leggere

Cosa ne penso, se vi pare, dei blastatori seriali

Trovo avvilente che interi gruppi facebook si dedichino esclusivamente ad usare gente che non ha grandi capacità, che vive in chiaro disagio o vere situazioni patologiche per far sentire gli utenti che partecipano alla gogna, invece, superfighi, gente di mondo, progressisti che hanno in tasca la verità che è sempre assoluta, binaria, e moralmente connotata d’intoccabile positività.

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I nostri 2 minuti d’amore sulla pelle dei bambini – da Il Pedante su emozioni, sentimenti, ragione e politica

Ho appena letto, grazie ad una condivisione in facebook, un articolo dal blog Il Pedante.

Ne riporto alcuni stralci, perché li trovo chiari e lucidi come poche altre cose sul tema dell’uso strumentalizzato e svilente che, nella comunicazione di oggi, si fa delle emozioni.

Mi rendo così conto che un buon 80% di tutti gli articoli che scrivo qui su Crosscritture riguardano o sono attraversati proprio da questo problema, che provo disperatamente a sviscerare sia in declinazioni particolari, ad esempio sull’immigrazione, lo ius soli, il Front National, il genere sessuale, sul “caso-Saviano“, o in generale, sulle modalità del dibattito riguardo l’attualità, su emozioni e sentimenti nella comunicazione odierna, sulla strumentalizzazione dei buoni sentimenti, e via dicendo.

Buona lettura.

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